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UN'IDEA DI PAESAGGIO
È singolare l'incontro
nelle sale della galleria La Cittadella di due pittori (Fabrizio
Bruzzone e il maestro Guido Botta)anagraficamente lontani, ma vicini nel
modo di intendere la pittura e nel condividere il senso che può avere,
oggi, il concedersi liberamente al dipingere la natura e il paesaggio,
senza secondi fini, senza pretesti che non siano il tradurre in visione
ciò che trasmette la percezione, col coraggio della tautologia e la
libertà da schemi e imbrigliature di tendenze o mode. Fabrizio Bruzzone
dipinge paesaggi, ne sa tradurre le atmosfere e i colori in impressioni
cromatiche, ne sa esprimere le vibrazioni con una singolare
immediatezza, lasciando intendere una consuetudine con la contemplazione
della natura e il suo perenne e mutevole cambiamento. Un approccio
leopardiano, si direbbe, in cui il particolare è un frammento del tutto,
ogni dettaglio rimanda per analogia a categorie più ampie, a un universo
alluso e suggerito dove il "qui ed ora" vive di rimandi a un mondo
"altro", fatto di forme e colori che portano tracce della storia e
dell'arte, un mondo fatto di osservazione del vero e di suggestioni
culturali, verso il quale Bruzzone sa esprimere un'adesione spontanea ma
al tempo stesso mediata. Si tratta di un approccio percorso da una vena
nostalgica, aurorale, verso una natura più libera e selvaggia, di cui
l'uomo non è colui che perpetua nel violarla un agire offensivo e
distruttivo, ma vive in sintonia con le stagioni, sapendo cogliere i
frutti della terra senza depredarla e offenderla, una "natura naturans"
i cui aspetti fenomenici sono a volte indagati in una chiave di
essenzialità e sintesi, a volte con un taglio più vedutistico e
naturalistico, spesso con un emergere del colore che assume efficaci
valori materici. In altri casi - per un processo di trasposizione che è
ai limiti dell'astrazione - il paesaggio diventa idea del paesaggio,
sentimento del paesaggio, così che la liaison si configura come
un'identificazione panica e coinvolgente, la natura è colta d'impatto e
il paesaggio è vissuto dal di dentro come condizione esistenziale di cui
si ritrovano le radici essenziali, le polarità di spazio e tempo
diventano le coordinate di un'altra dimensione riverberando, nel colore
ora denso e granuloso, nel prevalere di toni opachi o incandescenti, una
condizione interiore, intima e riflessiva, affiorano insondabili umori,
tracce primordiali di un tempo in cui uomo e natura erano uniti a
condividere il mistero della bellezza, il colore indicibile del
silenzio.
Maria Luisa Caffarelli |
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Con puri mezzi pittorici, evitando i virtuosismi,
e le ricercatezze indaga e scopre nella natura nuovi aspetti e dimensioni,
non solo con linee e colori ma con la limpidezza incontaminata che è
propria di un giovane artista.
Bruno Borgoglio |
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Il filo che lega fra loro le opere di Bruzzone è una sottile ricerca di poesia nelle spoglie del consueto, un atteggiamento che rivela passione di vita vera. Egli sa appropriarsi dell'istante e creare immagini nelle quali il silenzio e l'equilibrio richiamano arcane cadenze. La sua spontaneità è connessa alla continua scoperta della natura, per lui, non è solo un fondale da osservare, ma una realtà entro la quale vivere e di cui essere e sentirsi parte. Bruzzone è innamorato del paesaggio, esclude dai suoi quadri i soggetti "importanti", preferisce il motivo che ha valore come pretesto per dipingere con una scelta che intende privilegiare il solo elemento della luce. Egli si confronta in modo diretto con ciò che vede, cerca di cogliere gli aspetti mutevoli di un cielo, trascrivendoli prima che cambino le condizioni atmosferiche. La sua sensibilità è in grado di catturare un bagliore prima che questo svanisca. Da qui la freschezza e il fascino delle sue composizioni, capaci di toccare l'anima e trasmettere, come una illuminazione improvvisa, le suggestioni di cui sono intrise. Essere a contatto con la natura significa anche gioia di vivere e sopratutto inebriarsi di aria e di luce che si impongono come esistenza eterna del creato e, per l'artista, come libertà di vedere. Bruzzone si tuffa nel verde e scorrazza instancabile alla ricerca di un particolare effetto provocato dalla pioggia,dal vento, dalle nubi, da un riverbero sui tralci e sui prati, dall'incanto di un'alba o di un tramonto. Sceglie spesso paesaggi estivi, con colori profondi e coinvolgenti, ma ama anche le altre stagioni, nelle quali è richiesta una fine capacità di osservazione per scoprire le sottili gradazioni di tono. Le sue visioni sono vivaci ed essenziali, attraversate da una singolare intensità di emozioni e senso di verità. La tecnica pittorica è libera, immediata e sa rendere le forme con tratti sintetici e puntuali. Non vi è traccia di disegno, ma tutto emerge e si distingue: tocchi corposi trasformano la materia pittorica in materia di luce. Nei suoi oli su tela il pittore è teso alla ricerca delle sfumature naturali con cromatismo fresco, ricco di soluzioni: la padronanza tonale è completa e sa rendere un senso quasi palpabile dell'atmosfera. C'è qualcosa di magico nelle ricorrenti vedute marine o lacustri; in questi quadri, sollecitato dal fervore degli stimoli visivi, il ritmo è rapido, le pennellate più larghe. La danza della luce e dell'ombra sull'acqua fa si che i colori, con le loro trasparenze, vengano utilizzati in funzione della continua mobilità. Con un miracolo di abilità uno scorcio primaverile, tranquillo sotto i tiepidi raggi solari, è ottenuto senza sopprimere l'identità delle cose. Un prato, viti e alberi le fanno da contorno: in lontananza, dolci colline ed un lembo di cielo. Il paesaggio bagnato dall'ultimo sole dell'estate irradia gioia e serenità. Bruzzone riesce a realizzare il desiderio di sentire l'infinito respirare con sé; il suo universo pittorico è un cantico delle creature dalla voce limpida che non racconta una fiaba ma ci convince che le cose sono il passaggio, la soglia sottile della mobilità, l'uscio spalancato sul divenire della realtà. Egli insegue l'emozione meravigliosa di muovere cielo e terra, i suoi paesaggi contengono il respiro di una felicità. Il piacere che proviamo guardando il mondo lo dobbiamo anche ad artisti come lui, a quel modo di vedere che sempre ce lo fa apparire così sorprendente.
Enio Concarotti |
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| L'artista con il maestro Guido Botta |
L'artista con il maestro Piero Gauli |
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